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Storia

E' all'epoca Tiberiana (766 di Roma) che risalgono le poderose opere idrauliche arditamente compiute ad opera di Decio Massimo, edile curule, opere solo in parte corrette nel XVI secolo.
Grazie a tali realizzazioni Terni, vicino alla grande cascata del Velino, derivò dalle rapide e copiose acque del Nera i canali Sersimone e Cervino, per provvedere all'irrigazione di circa 1330 ettari di gran parte della piana del vecchio comune di Terni, e contribuendo all'azionamento idraulico di numerosi molini a grano e ad olio.

La parte residuale della piana fino ai primi dell'800 era rimasta in gran parte in stato di semi - abbandono per l'esistenza di varie zone palustri dovute agli allagamenti causati dalle acque di gronda mancanti di scolo naturale verso il fiume.
Fu l'opera dei privati che iniziò la redenzione della vasta plaga, con l'apertura di opportuni canali di scolo e la costruzione di arginatura, opera completata verso la fine del secolo scorso, con l'inalveazione del fosso Tarquinio, eseguita con il concorso dello Stato quale opera di terza categoria.
Con la realizzazione della sistemazione idraulica della piana sorsero iniziative e studi per l'estensione dell'irrigazione dell'intera piana; di particolare importanza il progetto elaborato dall'Ing. Manaresi nel 1862 e quello dell'Ing. Tommasi del 1878, ambedue però mai realizzati.

Da allora, salvo un modesto tentativo del Geom. Giulio Pallotta, tendente a realizzare un parziale prolungamento del solo canale Sersimone fino al torrente Tarquinio, nulla fu fatto, e soltanto verso il 1927 viene ripresa l'iniziativa conclusasi con la costituzione del "Consorzio di irrigazione della Conca Ternana" (decreto 31.1.1929 n° 198), con il contemporaneo assorbimento dei preesistenti consorzi irrigui dei canali Cervino e Sersimone e con il compito di ampliare l'irrigazione a tutta la piana fra Terni e Narni.

L'acqua per tale ampliamento veniva assicurata mediante una riserva inserita nel disciplinare allegato al Decreto Reale 14 marzo 1929, con cui la Società Terni si impegnava a non opporsi alla concessione di 9 mc. di acqua a favore del Consorzio per la realizzazione dell'ampliamento dell'irrigazione a tutta la piana; tale quantitativo di acqua era però comprensivo di quanto spettante agli ex Consorzi Cervino e Sersimone per i loro antichi diritti.
Successivamente, con D.M. 14.2.1934, il predetto consorzio venne trasformato in Consorzio di Bonifica della Conca Ternana.

In seguito a tale trasformazione, modificando e ampliando le funzioni dell'Ente, fu provveduto alla redazione del piano di massima per la bonifica della Conca Ternana (territorio che alla sua costituzione si estendeva per 5.621 ettari), bonifica che si concretizzò soprattutto in tre aspetti: strade, appoderamento e irrigazione.